ordunque
Ieri sera sono uscito dal dipartimento tardi. E sapete perché? Bè,
stavo rosicchiando una cosa che non capivo, e quando ho finito mi sono
pure messo a gironzolare su internet, e non contento, mi sono pure
messo a scrivere un post qui. Potete tirare un sospiro di sollievo, è
andato perduto.E invece, no, cercherò di ripetere grosso modo cosa vi stavo scrivendo prima del malaugurato errore che ne ha disperso i bit come lacrime nella pioggia. Mm, ammetto che il post in questione non merita cotanta citazione.
Eeeeh, e di che scrivevo ieri? La prima parte era una digressione su uno dei prodotti tipici della blogosfera, il post coatto. Coatto non in senso tamarro, ma più filologicamente costretto, forzato. È il post che un blogger scrive pur non avendo ispirazione o nemmeno voglia di scrivere, tanto per tirare avanti la carretta, e barattare nervi e tempo in cambio dell'effimera soddisfazione di avere un blog aggiornato. Ebbene sì, in quanto blogger qualunque, mi sono messo a scrivere anch'io di comportamenti tipici di bloggers qualunque. Cioè, intendiamoci, aria fritta: però sempre più spesso nell'effimero mondo blogosferico ha preso piede questa cosa di scrivere della blogosfera stessa. Un po' contorto. Autoinvoluto. Però, alla fine, ci sono anche giornalisti che scrivono di giornalismo, no? Mah.
Fin qui comune blaterare blogghesco. Ma ecco che la mia parte patologicamente matematica (o matematicamente patologica) ci si è messa di mezzo. Nel continuare a scrivere introducevo il concetto di metapost, ovvero un post che parla dell'attività del postare, e quello più restrittivo di autopost. Un autopost è un particolare metapost che parla in dettaglio di sé stesso. Il post che stavo scrivendo ieri sera era un autopost, in quanto era esso stesso un post coatto, buttato lì per allungare gli archivi. Post coatto che parla di post coatti: quindi un autopost.
Ma non era ancora finita. Il discorso sugli autopost mi aveva fatto tornare in mente una discussione nata dalla pericolosa vicinanza di menti patologicamente matematiche (o la patologica vicinanza di menti matematicamente pericolose). Questo luglio sono stato a una scuola estiva a Cortona. Per chi non lo sapesse Cortona non è una caliente città spagnola, ma una più prosaica e comunque bellissima cittadina toscana. Insomma, durante un pranzo era nato il seguente delirante discorso. Il soggetto erano le parole autologhe.
E che d'è una parola autologa? Aspettavo questa domanda (ebbravo, te la sei fatta da solo). Bè, come un autopost, una parola autologa è un termine che si riferisce (anche) a sé stesso. Ad esempio "sdrucciolo" è autologo, in quanto il termine "sdrùcciolo" ha appunto accentazione sdrucciola. Altri esempi sono esasillabico, pentasillabe, polisillabico, maschile, femminile, singolare (plurale no), italiano, sostantivo, piano (in senso di accentazione), parola. "Autologo" è a scelta, in quanto non è contraddittorio né considerarlo autologo (è autologo quindi la definizione si applica), oppure non autologo (=eterologo), in quanto di nuovo segue la definizione. Per "eterologo" invece si cade nel solito paradosso del mentitore. Se "eterologo" è autologo, allora per definizione deve riferirsi a sé stesso, quindi è eterologo, contraddizione. Se è non è autologo vuol dire che è eterologo, quindi si riferisce a sé stesso, per cui è autologo. Semplice, no? ...
Ma il delirio non terminava qui. Perché, ecco, pensiamo al fatto che una parola si riferisca ad un'altra parola come una freccia, una relazione. Ad esempio "sdrucciolo"--->"palindromo", in quanto "palindromo" è sdrucciola. Dunque, una parola autologa non è altro che una parola per cui questa freccia fa un giro e ritorna alla parola stessa. Bene, in quel pranzo si era instaurata una gara, a chi trovasse la cricca più grande rispetto a questa relazione. Cricca? Perdindirindina, cosa acciderbolina vuol dire? (frase processata con il Deturpiloquidator v 2.01) Ora ci arrivo, mio impaziente lettore. Cricca è termine matematico (a cui spesso chissà com'è si preferisce il francese clique) per indicare un insieme in cui tutto è in relazione con tutto il resto e con sé stesso. Quindi ad esempio, se si considera "autologo" essere autologo, "autologo, sdrucciolo, polisillabico" è una cricca, in quanto ogni termine è sé stesso e anche gli altri due.
Qualunque commento da parte mia mi pare a questo punto inutile. Tra l'altro ho appena fatto un autocommento. Cos'è un autocommento? Allora, un autocommento è .... ok, ok, ora la smetto! Per quiei pochi a cui interessasse, non mi ricordo assolutamente a quale cricca fossimo arrivati, comunque non più di quattro elementi. Però ora in questo momento mi è sovvenuta la seguente, "piano, italiano, maschile, singolare" che non necessita che "autologo" sia autologo. Un consiglio: i matematici, se li conosci li eviti.
Tra l'altro (credevate avessi concluso, eh? bhè, in caso anch'io lo credevo), volevo dire, sto bene. Cioè sto veramente bene. Così, per dire. Saluti. L'autunno ha dei colori meravigliosi qui.
...
No, non posso concludere così, cioè, non c'entra nulla col resto del post! Mmmm, l'ho appena reso un autopost...
evvai, tre commenti:
mi sono persa a metà post, sarà ce ho appena finito di produrre il pezzo per il mio giornale e in questo momento ho la testa confusa o ..non lo so.. ;D cmq complimenti..perchè non ci posti una foto con i colori autunnali made in uk?
Ieri ho fato un post coatto, con delle foto, per evitare un post personale troppo lungo da scrivere e estraneo anche agi amici che leggono nel blog..talvolta può essere utile il post coatto..
SusanDelgado82 (link) - 16/10/05 - 12:14
Sono tre giorni che voglio lasciare un commento su questo pezzo, ma cosa potrei aggiungere?
marcellofodinome () (link) - 19/10/05 - 16:08
Ti dico innanzi tutto che questo post è stato eccezionale…ti ho trovato per caso (diciamo pure che mi insultavi sul tuo vecchio blog splinderiano, ma anch’io insulto spesso senza conoscerli tutti gli autisti dell’atac e metà dei poliziotti, quindi ci passo su) e son rimasta folgorata da questo incatenamento di discorsi e parole che bene o male fanno pensare a quante pippe mentali riusciamo a farci in pochi minuti solo utilizzando una minima parte della nostra materia grigia (o “celluline grigie” come amava chiamarle la Christie). Ti sembrerà strano, però a volte mi sento una deficente perchè mi ritrovo in mezzo alla strada colta da un pensiero e da un argomento che è esso stesso autologo e dunque assimilabile ad altri in vario modo. e poi sto lì a pensarci e mi passa il tempo come niente e alla fine mi accorgo di non esser arrivata ad altro che alla decisione di prender appuntamento da un bravo psicoterapeuta ;P
apparte gli scherzi volevo solo segnalarti un paio di errori che nella foga del tuo discorso autologo devon esserti sfuggiti:
-nella definizione di “parola autologa” hai scritto due volte “italiano”;
-”per cui”, non “per qui”
bacioni e..penso che qualche volta passerò a leggerti, dato che sei di Roma come me ;P
Nily
Nily (link) - 13/12/05 - 22:06