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Sì, questo è un blog... C'è altro da dire? Insomma, ogni tanto ci scrivo qualche cazzata, come fanno tutti. Oh, non v'offendete, eh!

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Il Sognatore / parte II

state sulle spine per sapere come va a finire quell'altra storia, eh?

eh?!

....

eh?

...

vabè, io invece continuo questa.

# 1

# 2

# 3

# 4

# 5

"Chi sei?", il suo sguardo poco dopo sfuggiva di lato, verso la polvere che incrostava la finestra. Rimasi in silenzio per qualche secondo, cercando di scegliere le parole. Il suo sguardo scartava di lato, fino a poggiarsi sul suo vicino di letto. Il mio lo seguì., poggiandosi su un uomo di cui non riuscivo a definire l'età. Aveva gli occhi spalancati, azzurri come il cielo, terribili, fissi sul soffitto, e la bocca che ritmicamente si apriva e chiudeva, lentamente, ma con la precisione di un metronomo. Quando riportai lo sguardo sul Sognatore, il suo era già su di me. Solo allora iniziai a parlare. "Sono..." il discorso che mi ero preparato si sciolse dopo le prime due sillabe. "Senti" continuai, mentre i suoi occhi ancora una volta cambiavano obbiettivo. Era come se il suo sguardo si stancasse in fretta di siò che vedeva; come un uccello guardingo, mai su di un ramo per più di pochi secondi, i suoi occhi svolazzavano di immagine in immagine. Ma io continuai: "so che tu l'hai vista, e so che sai di chi sto parlando." "Oh, se lo so...", mi disse dopo qualche istante in tono insondabile, mentre il suo sguardo si posava distrattamente sulla lampadina che appesa nudamente a un filo elettrico tentava di scacciare indietro le ombre che attanagliavano la stanza. "La coda di una stella cadente che squarcia il velo della notte, le onde di una scia che scuotono questi gusci anche quando il suo passaggio è lontano, l'odore di fiori che impregna le narici d'inverno, ma è solo memoria." Diceva questo mentre il suo sguardo continuava a vagare lentamente per la stanza. Le sue parole mi rendevano insicuro. "... non... non sono venuto qui a sentire declamazioni auliche..." I suoi occhi rotearono verso di me. "Anche la tua anima lo ha sentito. Ha sentito il richiamo, il richiamo che rende tutto il resto irreale. Questa nostra vita, una conchiglia chiusa in se stessa. La nostra coscienza, un essere informe al suo interno, troppo delicato." Mi guardava le mani... almeno a giudicare dalle pupille. Non riuscivo a interromperlo, le sue parole risuonavano con la mia mente, rintronandomi. "Può sempre accadere. La conchiglia si rompe, si apre il vaso di Pandora. Frammenti inutili, niente più ci protegge, il nostro cielo si fa troppo grande, pare voglia inghiottirci nella sua enorme vacuità." Ora guardava verso l'alto, sembrava stesse recitando un salmo. "Io non ho retto. Mi sono ucciso. Quasi. Quattro piani non sono bastati, mi hanno raccolto, mi hanno salvato, secondo la loro logica, così facile, così sbagliata." Di nuovo le pupille tornarono a insrociare le mie. "E ora guardami. Mi è rimasto solo il sogno. Vivo per quei momenti in cui come pesanti sipari le mie palpebre calano su questo sordo dolore, e finalmente posso cogliere i frammenti di ciò che è più reale di quanto possano catturare queste retine così fedeli." Per la prima volta da quando lo vedevo i suoi occhi si chiusero, mentre la sua voce mormorava "Perché ciò che è veramente reale sfugge a ogni realizzazione." Poi li spalancò nuovamente. "Perché sei qui?" "Voglio sapere dov'è. Dov'è lei?" "Addormentati, e la vedrai." "No, voglio incontrarla di persona!" "Allora non hai capito ancora quanto poco senso abbia dire 'di persona'." I suoi occhi interruppero il loro percorso verso l'uscita per cogliere i miei. "Io esisto?" mi chiese bruscamente. Esigeva una risposta. "... sì, sei qui davanti a me." "Davvero?" mentre le sue pupille riprendevano il loro vagabondaggio, "Fatti un giro nella Grande Città, davvero esisto? Ci sono prove della mia esistenza?" "La Giunta... non vuole far sapere nulla di te. Non vogliono si sappia in giro di buchi neri come questo ospedale." "Come se interessasse a qualcuno. Questo è un non-posto per eccellenza." "E comunque credo abbiano paura dell'idea che il sogno sia meglio di questa loro realtà." Stava inseguendo con lo sguardo un grosso moscone, disperso in quel luogo senza uscita. "Oh già, pare io sia divenatato una leggenda sotterranea. Il Sognatore, colui che vive al di là del velo di Maya... ne dicono tante di me. Ma se qualcuno non ti avesse indirizzato a me, esisterei davvero? E se fossero state le sue parole a crearmi? Se fossi solo un mezzo, utile a portare avanti la tua storia, se al di fuori dei tuoi occhi, e delle parole che senti, se io lì non ci fossi?" Rimasi in silenzio per qualche secondo. Poi parlai: "Se proprio devi essere un mezzo, dovrai dirmi qualcosa o sarai completamente inutile." Per la prima volta da quando lo vedevo, il suo sguardo si fissò su di me. "Guardami. Credi che l'utilità sia ciò che cerco? Ma ti dirò ciò che ho visto. Tu sai che tra queste pareti incrostate di oblio non posso aver visto nulla, per cui ascolta di conseguenza." Trasse un sospiro, poi continuò: "Lei è in un posto assolato, dove crescono rigogliose vigne, e faggeti lasciati a sé stessi, e tu non la raggiungerai mai. Ora ho bisogno di vivere. Lasciami dormire."

Mmm, due lei misteriose in due storie diverse... però mi sono venute così...

28/08/05 23:43 | | evvai, 96 commenti |


ma porc!

Ho appena saputo che Craig Walker, il vocalist degli Archive, ha lasciato il gruppo. Ma che PALLE! E dire che con questo c'erano rimasti addiruttura due album interi, al contrario dei primi due dove avevano avuto vocalist (e stile) diversi. Insomma, pare abbiano iniziato a registrare un nuovo album con nuovo o nuovi vocalist, e quindi cambieranno probabilmente di nuovo stile... Nel frattempo Craig intraprende la carriera da solista: quelli che hanno sentito alcuni nuovi pezzi sono rimasti estasiati. In ogni caso che PALLE!

23/08/05 13:09 | | evvai, sei commenti |


L'uomo con la valigia

Sono io l'uomo con la valigia, recita un verso di una stupenda canzone degli Otto Ohm, oro nero. Un verso che sa di un che di maliconica solitudine. Oggi sono io invece l'uomo con la valigia. Immerso in un'atmosfera particolare. Prima di tutto l'enorme nuvola nera, appollaiata alla fine della Roma-Fiumicino, ad attendermi, richiamandomi con bagliori di tuoni e lampi. La pioggia è arrivata quando ero già dentro. Ed eccomi. Da solo, l'uomo con la valigia. Mi fa effetto anche il modo in cui mi sono vestito, un po' insolito per me. È la seconda volta: maglietta rossa, giacca elegante, jeans scuri infilati in anfibi aperti. Rispetto al mio tipico, pantaloni alla pescatora e maglietta smanicata, fa una certa differenza. Il tutto poi abbinato a una mezza cresta riccioluta e alla coppia di orecchini neri sull'orecchio destro. Mi fa sentire strano, diverso... e pure la gente, credo mi guardi in modo diverso. He, ho scoperto l'acqua calda: il potere dell'apparenza. Nonostante i particolari un po'... particolari, la giacca elegante fa un certo effetto. Al controllo del metal detector, ho fatto suonare il segnale. La tizia m'ha solo detto (oltretutto scambiandomi per uno straniero) con un buono ed educatissimo inglese "It's your shoes, sir", e m'ha fatto passare senza un minimo controllo. Se avessi avuto una pistola nelle mutande era fatta. La cosa più importante comunque è sentirsi a proprio agio. E così, con un buon passo, mi dirigo al mio gate. Prendo lo Sky Bridge, la navetta su monorotaia senza pilota che collega la nuova depandance al resto dell'aeroporto. Mi assetto, sento un po' di musica col portatile... purtroppo il mio iPod mi è sfuggito di mano ieri sera e con malefica precisione è riuscito a infilarsi nella fessura tra ascensore e piano terra. Ora riposa nella tromba dell'ascensore, chissà in quale stato, il custode del condominio è in vacanza e non c'è nessuno che possa aprire la porta. Intanto dal finestrone, vedo la pioggia, e i lampi che illuminano le sagome degli aerei, code, ali, oblò, che appaiono per istanti. E poi le luci dell'aeroporto riflesse nell'asfalto... Mi avvicino, mi appoggio alla lucida ringhiera di metallo, mi godo lo spettacolo, vedendo in trasparenza la mia immagine riflessa. I temporali mi piacciono, perché sono un'interruzione di molte cose, per i tuoni e i lampi, per la pioggia, perché anche la pioggia mi piace. Arriva l'imbarco, poco dopo sono dentro. La pioggia riga gli oblò. Mi metto a pensare. Le solite domande del cazzo, tipo chi sono, dove sto andando, cos'è che sto vivendo, perché la maggior parte del tempo che trascorro da solo lo butto via nel nulla, in un vuoto fatto di un pastone di non-pensieri e brutti rimunginamenti... e perché tutto questo non viene praticamente mai a galla... L'aereo ritarda, causa tempo atmosferico, poi alla fine parte. Ma non me ne importa nulla. Chi sono io, adesso non lo so. Sono solo il suono delle dita sulla tastiera, qui in volo. Sono l'energia psichica che irradio nello scrivere, direbbe probabilmente Albert Hoffman. O nel parlare, nel vivere... Io lo spero proprio, perché altrimenti non ci sarebbe nulla di me, lo so, lo sento. Certo... preferirei essere piuttosto che farmi. Ma basta con questo delirio. L'aereo sta scendendo, e io devo staccare. Sono riuscito a tramortire anche questo tempo...

22/08/05 10:57 | | evvai, tre commenti |


mmm, parte seconda

Fa caldo in questi cazzo di vestiti. L'aria di questa notte, porca vacca mi si appiccica addosso. Dovevo scegliermelo meglio il tizio. E ora? Forse un treno, sì, un treno merci. Viaggiare clandestinamente. Direi "che figata!", se non fosse che è tutto il contrario. Toh, un pacchetto di sigarette nel taschino. Me ne infilo una in bocca, ho bisogno di calmarmi. Ma tastandomi il resto della giacca, niente. Niente accendino. Ma che schifo di sfigato! Te ne vai in giro senza manco un cazzo di accendino. Il tubo in testa te lo sei meritato. Vediamo. Ecco. Tre tizi, più avanti, in tre qualcuno ce l'avrà da accendere. Mi avvicino un po', e capisco la situazione. Due sono di spalle. L'altro gli saranno rimasti due neuroni nel cervello, e gli servono principalmente a trovarsi la vena nel braccio. Neanche mi nota, appunto, quei due neuroni stanno facendo altro. Degli altri, uno ha già ricevuto i soldi, e l'altro sta per passare la dose. È un attimo. Il pesante vaso gli piomba dritto sulle spalle, così forte da spaccarsi. Prima che l'altro possa reagire si becca un cazzotto sul grugno. Poi si rialza. Non fiata il bastardo. Che lavoro di merda. Ha un coltello. "Oh, hai un coltello." Calcio nei coglioni, una mano afferra la sua per tenere la lama lontano. L'altra lo tempesta di cazzotti, in breve il naso cede, e poi cede lui, maschera di sangue. Cazzo. Aveva un cazzo di coltello, ma che cazzo mi succede?! Porca puttana quello poteva ammazzarmi, e io non ho fatto un piega... L'altro si sta per rialzare mugugnando qualcosa. Colpo secco, gli pianto il piede in testa e la faccia sul marciapiede. Fuori combattimento. Il cerebroleso capisce solo ora il fatto che sia successo qualcosa, ancora qualche secondo e magari capisce pure cosa. "Sparisci, stronzo." Le parole colpiscono i due neuroni, che fanno il loro dovere. "La... la dose... mi serve..." "E allora prenditela e vaffanculo." Si precipita sulla dose caduta poco più in là, per terra. Poi fa per andarsene, ci ripensa, e torna sul tizio, a prendere altra roba. Forse l'ho sottovalutato, magari ce n'ha tre di neuroni. Io intanto mi lavoro l'altro, più interessante. Un mucchio di soldi. E un accendino. Sapevo che era una buona idea. Le mani mi tremano un po', ma dopo un paio di tentativi la sigaretta, ancora lì in bocca, si accende. "Oh, t'ho detto di andartene affanculo." Mentre sta lì, ancora piegato sul tizio, un calcio in faccia lo convince del tutto. Se ne va. Penso che lo ritroveranno morto in un vicolo del cazzo per la roba che si prenderà. Ma in fondo sticazzi. Ora devo andare.

La stazione, eccola. L'ora sembra quella giusta, sta albeggiando, dovrebbero partire i primi treni. Tanto qualunque posto va bene. Ecco, un vagone, un mucchio di bidoni tenuto da un telone in tensione. Tra il telone e i bidoni c'è abbastanza spazio. Mi ci infilo. Porca troia, fa già caldo adesso, mi immagino cosa sarà il giorno. Tlanc. Il treno sta partendo. Do un'ultima occhiata fuori. Ed eccola lì, ferma, mi sta guardando, a una cinquantina di metri di distanza, vicino a quei vagoni dismessi e arruginiti. Ha. Ti ho fregato di nuovo. Le mostro  il dito medio. Vaffanculo. Vaffanculo vaffanculo vaffanculo. Prima o poi ti stancherai, no? Perché io invece no. Io proprio no.

17/08/05 17:54 | | evvai, 104 commenti |


mmm

Altro periodo di inattività, uno dei miei soliti.

Ma parlerò d'altro. Di cosa ancora non so.

Roma ad agosto è deprimente. Fin qui ho tipo scoperto l'acqua calda. Ma è ancora più deprimente se sei un filino propenso a deprimerti. Ma visto che tempo fa mi ero ripromesso di non scrivere più di tali vaccate, o di scriverne il meno possibile, cambierò nuovamente argomento.

Potrei entrare in modalità Narratore, ad esempio.

"E qui potete ammirare una delle migliori opere del Pappacello. Nella parte alta delle pareti si trova un ciclo di affreschi raffiguranti la storia di Roma. Particolarmente pregevole è il pannello raffigurante la battaglia sul Trasimeno..." poi la voce della guida si confonde nel brusio dei pensieri. Intorno sguardi incuriositi, forse un po' preoccupati. Turisti. Turisti del cazzo. Ma in fondo anch'io sono solo un turista del cazzo in questo momento. Magari puzzo un po'. È un po' che non mi lavo, in effetti.
Poi, in un attimo, un'ombra ai limiti del campo visivo. Lo sguardo che di istinto si volta. Lei. Maledizione. La sua sagoma, inquadrata nel centro prospettico di tre porte aperte. Mi ha raggiunto anche qui. Qualche istante più tardi non la vedo più.
Deve bruciare tutto. Devo di nuovo cancellare le mie tracce. Smetto di essere un turista del cazzo qualunque.

E di nuovo in fuga. Questa volta l'ho combinata grossa. È bruciato tutto. Il prezioso museo del '500. Ma non mi posso fermare. Lei mi sta ancora dietro. Se mollo sono finito. Per non farmi prendere basta cambiare il volto. Non credevo di essere un esperto. Eppure sto facendo impazzire tutti. Sebbene miei identikit fiocchino in ogni angolo, non sono riusciti ancora a prendermi.. Hehe, dev'essere la fortuna del principiante. Sto pensando a questo, mentre vedo il suo riflesso in una vetrina. Mi volto, e non vedo più niente. Cazzo. Se comincio pure ad avere le allucinazioni, sono proprio cazzi. Devo controllarmi. Però è meglio essere sicuri. Meglio sparire di nuovo, fuggire ancora. Affretto il passo, prendo vie che non conosco. D'altra parte non conosco niente di questa città del cazzo. Ecco, più avanti, un uomo cammina da solo, è vestito elegante, ma non troppo, non dà nell'occhio. E poi è della mia stazza. Qualche secondo e capiterà sotto quel lampione rotto. Ecco. Il tubo di ferro sulla nuca lo convince a svenire. Chissà se si risveglia. Sticazzi. Sì, mi stanno bene, i vestiti mi stanno bene. Ora, via, via di qui.

Basta così. Cioè, basta per dare un minimo di sostanza a questo post.

Passo e chiudo.

15/08/05 02:33 | | evvai, 28 commenti |


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