va ora in onda blog qualunque international
Bè, almeno uno di voi se n'è accorto prima che dessi la notizia.
Mi è venuta questa malsana idea di scrivere il blog anche in inglese. Eh già, traducendo più o meno liberamente ogni post. Per cui da oggi il Blog Qualunque è anche the Anyblog. Ma perché? direte voi, e tosto vi risponderò: così, tanto per. Certo mi farebbe piacere avere qualche visitatore internazionale, ma non è quello lo scopo. Lo scopo è scrivere in inglese, che è una cosa che mi piace. Punto. In linea con la regola I.2 del manifesto. E chissà, magari mi servirà anche come esercizio per raffinarlo, sto inglese. Vedremo. Comunque, mano a mano che andrò avanti vorrei anche tradurre un paio di cosette arretrate, sicuramente gli interventi dello Scrittore, i testicoli (ovvero i piccoli testi... mmm, questa sarà intraducibile) in corsivo sparsi per il blog.
Ma cambiamo totalmente tono e discorso, e parliamo totalemente di altro. Ieri sera dovevo andare a piazza Barberini (percorso di circa 8 chilometri e mezzo), con il motorino come al solito. Ma proprio all'uscita di casa, pacca sulla fronte, mi ero dimenticato totalemente che il motorino è a riparare, con la marmitta otturata da cambiare. Ci penso su un attimo, e faccio quella che scherzosamente ho poi definito la cosa più logica da fare. Sono andato in bici.
Ecco, io e la mia bici, siamo un po' come un ragazzo e una ragazza: siamo stati insieme per tutto il liceo, poi per un motivo o per un altro ci siamo lasciati dopo il primo anno di univeristà, vedendoci comunque sporadicamente; ogni tanto abbiamo avuto un ritorno di fiamma, a volte per pochi giorni, a volte più a lungo, ma sempre separandoci di nuovo; è successo che abbiamo litigato, o magari che non potevo più contare su di lei sul più bello, o anche che la trattavo male e lei si offendeva; tre giorni fa, appunto abbandoato dal motorino, ci siamo rivisti ed è scoppiata di nuovo la passione. Non è ancora finita tra di noi.
Comunque, dopo questo breve excursus a tinte rosa, torniamo alla mia bella scampagnata (per quanto di campagna ne ho vista ben poca). Insomma, l'andata è stata bella, ma il ritorno è stato qualcosa di spettacolare. Anche perché è iniziato alle tre e mezza di notte. Insomma, a spasso per una città come Roma, di notte, vuota, a sentire l'asfalto scorrere veloce sotto i piedi, guadagnandosi ogni metro della metropoli, prendendosi il tempo che serve, con la musica nelle orecchie, come fosse una di quelle scene di viaggio da film, con il protagonista che va avanti e lo spettatore (e in questo caso coincidevano entrambi con me) sommerso dalla sola musica. Bello. Bello bello. Roma di notte è poesia urbana che attende solo occhi che la leggano.
... certo, mi sono svegliato un po' stanchino stamattina, eh!
Nulla
Questo è un tributo ad un racconto che lessi tanto tempo fa scritto da un'amica. Una sorta di remake insomma.
Iniziò due anni fa. Aprii gli occhi dopo la lunga notte, e davanti non mi si parò niente. Non la lampada sul soffitto. Non la libreria a lato del letto. Non la sedia. Neanche il letto stesso c'era, il vuoto era assoluto. Ero solo con me stesso. E rimasi così. Passarono, non so, tre ore, o forse quattro. Fu allora che imparai. La prima a ricomparire fu la sedia. Con un grande sforzo, riuscii a ricostruirla, scheggia per scheggia, chiodo per chiodo. Mi ci vollero almeno venti minuti. Ma alla fine era lì, sospesa nel nulla insieme a me. Decisi poi che avrei dovuto avere un isola a cui aggrapparmi in quel niente. Il letto sarebbe stato il prossimo. Iniziai con la cosa più semplice, le coperte e le lenzuola. Poi le riempii con il materassi, posi le stecche di legno sul telaio che le seguì, e poi le gambe anch'esse di metallo. La libreria fu quella che mi costò più fatica. Ogni singolo libro aveva un identità su cui non potevo sorvolare, ognuno richiedeva il suo tempo. Per cui il resto della mattinata lo passai a dotare di sostanza il nulla tra le orbite vuote degli scaffali. Il comò in confronto era semplice, tra l'altro il mio guardaroba non aveva mai brillato per originalità. E poi ancora la scrivania, e il grande armadio. Soddisfatto mi affacciai dal letto, a scrutare l'insondabile abisso che si apriva di sotto, infinito sin dove poteva arrivare la mente. Non poteva andare. Mattonella dopo mattonella feci anche il pavimento. Erigere le pareti fu la fatica successiva, mentre fu facile chiudere la scatola e togliermi dalla vista di quell'immenso non-cielo. E infine, cardini e battente, la porta. Solo in quel momento finalmente potei alzarmi.
Da allora è così. Ogni mattina. Devo ricreare la mia stanza. Ma non solo. Tutto l'appartamento, e poi se devo uscire, l'ascensore, l'esterno del condominio, la gente che incontro, la macchina. Non c'è niente all'inizio. Devo rifare tutto. Non ce la faccio più. Mi devo ricordare ogni singolo particolare, o potrei fallire, e cosa succederebbe allora? Io... non posso ogni volta rifare tutto, io rimango in casa sempre più spesso. O nella mia stanza, tutto il giorno. Non ce la faccio più. Non ce la faccio proprio più.
up il manifesto
Con alquanta fatica e non pochi errori che mi sono dovuto correggere, e sfruttando un piccolo funambolismo di pivot, ho uppato il manifesto del blog qualunque, che mi ha accompagnato per tanto tempo. Ma è proprio il tempo che ora mi manca per ricamarci un qualche post sopra. Debbo scappare. Intanto cliccatevi "Manifesto" qua sopra.
Ehm ehm
E allora, che ve ne pare, o voi pochi che ivi guardate?
Tanto per mostrare le potenzialità del nuovo mezzo, vi sparo subito subito una scheggia, ovvero un post rapido e veloce da vedere a destra.
E poi, anche un bel sondaggione: vi appiace codesto novello template?
Fa cagare gli stitici (4 voti)
Mah, c'è di meglio (0 voti)
Mm, però, mica male (1 voti)
Cioè, minchia che figata (1 voti)
Template? Ma che stai a parla' de crociati? (5 voti)
Here it begins...
Hahahaha, ecco il primo post della nuova era!!!
Ebbene sì, il blog qualunque si mette in proprio. Devo uscire, quindi introduzioni più lunghe a più tardi.